L’Incubo di Hill House di Shirley Jackson. Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata, un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza.
Shirley Jackson (1916–1965) è stata una grande scrittrice statunitense considerata una maestra del thriller psicologico. Nasce a San Francisco nel dicembre 1916. Cresce in una ricca famiglia borghese. Ha un rapporto molto conflittuale con la madre e questo trauma segnerà tutta la sua letteratura.
Studia giornalismo alla Syracuse University, lì incontra il critico letterario Stanley Hyman e si sposano subito dopo la laurea. Si trasferiscono nel rurale stato del Vermont. Nel 1948 pubblica il racconto “La lotteria”. Il testo genera uno scandalo nazionale immenso e centinaia di lettori disdicono l’abbonamento al New Yorker. Il successo commerciale arriva con “L’incubo di Hill House” pubblicato nel 1959. Arriva in Italia nel 1979 edito da Adelphi.
L’Incubo di Shirley House: la Trama

Stiamo per scoprire tutto ma prima vi vogliamo ricordare che se vi piace questo nostro lavoro al servizio della Cultura Contemporanea, potete sostenerci con un piccolo contributo mensile di 5€ oppure con una qualsiasi altra Donazione che per noi, ora più che mai, è assolutamente vitale
La Redazione di questo Magazine, crede nell’Informazione Libera ed Indipendente. Siamo Tutt* Giornalisti senza Etichette, senza Padroni e senza Editori. La Libertà Non è Gratis. Non percepiamo alcun contributo pubblico per l’Editoria, proprio perché abbiamo scelto di essere liberi. Se ti piace questo contenuto, aiutaci con una Donazione Simbolica ma Fondamentale per permetterci di Raccontare ogni giorno la Cultura e la Società Contemporanea. *Magazine DG85.it Powered by DG Network un Progetto dell’Associazione Culturale “Le Eccellenze Dei Territori”
Hill House è una dimora antica e come tale è avvolta da voci e leggende.
“…Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola…”
Il professor John Montague, appassionato di paranormale decide di affittarla per l’estate per svolgere qualche esperimento di persona. Per raggiungere i suoi scopi coinvolge anche alcune persone che pensa possano aiutarlo.
Eleonor, una donna di trentadue anni che si ritrova sola dopo aver accudito la madre malata per molto tempo.
Theodora una giovane donna estroversa e intraprendente molto brava a livello empatico e recettiva e Luke nipote della proprietaria e futuro erede della dimora.
L’Incontro

Il giorno prestabilito si incontrano tutti e quatto a Hill House e vengono accolti dai custodi i coniugi Dudley che gestiscono la dimora, ma che non restano con il buio e risiedono lontano dalla stessa.
L’arrivo si dimostra già inquietante grazie ai custodi e soprattutto grazie alla maestosità della dimora. Si erge imponente sulle colline e ha un’architettura molto particolare con angoli irregolari e pavimenti in pendenza.
Eleonor e Theodora fanno subito amicizia, ma ben presto Eleonor prenderà una cotta per Luke rovinando tutto. Il punto però sono le manifestazioni notturne di Hill House. Eventi spaventosi che turbano soprattutto Eleonor.
“…« La paura» disse il professore «è la rinuncia alla logica, l’abbandono volontario di ogni schema razionale. O ci arrendiamo alla paura o la combattiamo; non possiamo andarle incontro a metà strada» …”
Un Horror Gotico
“L’incubo di Hill House” è considerato un horror gotico, ma personalmente non ho trovato molto orrore nel testo. Il gotico esiste nell’ambientazione e nella fisionomia della casa, ma più che un horror lo definirei un romanzo psicologico. Di fatto non è molto semplice da leggere o interpretare. I personaggi sono descritti nella loro interezza e soprattutto nella loro psiche e in particolare Eleonor attira l’attenzione. Di fatto è lei la protagonista del Libro; lei e la casa ovviamente.
Eleonor è la principale destinataria delle manifestazioni di Hill House. Le scritte sono destinate a lei, i rumori e le voci sono per lei e anche le visioni di scene passate sono solo per lei. Sembra che lei sia quella più in sintonia con la casa o forse è semplicemente la più vulnerabile.
A differenza di Luke e il professore che sono più attivi e meno passivi delle signore e di Theodora che è realizzata nella sua vita, Eleonor non ha nulla. Ha avuto solo sua madre e lei ha approfittato e abusato di lei fino alla morte. Ora che non c’è più la donna vive con la sorella che la tratta con la stessa freddezza e cattiveria della madre.
Di fatto Eleonor desidera appartenere a qualcuno o a qualcosa e la casa evidentemente lo percepisce.
“…Da che aveva memoria Eleanor aspettava un’occasione come Hill House. Mentre si occupava della madre, trasferiva di peso quella vecchia rabbiosa dalla poltrona al letto, preparava infiniti vassoietti di minestra e fiocchi d’avena, si faceva coraggio di fronte alla biancheria sudicia, Eleanor si era aggrappata alla convinzione che un giorno sarebbe successo qualcosa.
…Eleanor, per farla breve, sarebbe andata ovunque…”
Quindi “L’incubo di Hill House” può essere visto come una sorta di possessione per Eleonor e tutti gli altri sono solo dei comprimari che servono per accompagnare la donna attraverso questa esperienza. La storia dei precedenti proprietari di Hill House risuona nei muri e negli arredi e Eleonor vi si cala in tutto e per tutto.
Il Finale
Il finale poi non mi è stato molto chiaro, ma forse nemmeno tutto il resto. Mi aspettavo un racconto più coinvolgente e pieno di tensione e invece non ho percepito tutto questo “incubo”.
Probabilmente Eleonor è un po’ la rappresentazione di Shirley.
Come la sua protagonista anche l’autrice ha avuto una madre che la vessava e la criticava continuamente creandole forti traumi e anche Shirley viveva in una grande casa coloniale dalla quale usciva poco e dove scriveva e prendeva ispiraizone.
Credo che più che scrivere un horror Shirley volesse dare voce al suo personale “Incubo”. Hill House potrebbe essere la trasposizione della sua casa e i suoi incubi un modo per dare forma alle sue inquietudini e fobie.
Sicuramente è un classico che volevo recuperare, ma mi duole ammettere che non mi è piaciuto come invece sembra sia per molti anzi per tutti.
Non è nelle mie corde. O meglio. Mi aspettavo del terrore e quale terreno migliore di una vecchia dimora, ma in realtà mi sono ritrovata davanti una specie di terapia di gruppo con qualche blanda manifestazione notturna, che per inciso potrebbe anche essere una fantasia di Eleonor.
Dopo ogni capitolo aspettavo la rivelazione. Fantasmi, ritrovamenti in cantina (luogo in cui non sono mai scesi), segreti svelati dietro quadri o libreria o perchè no una rivelazione dove tutto era solo una fantasia inventata da Eleonor e non era mai accaduto nulla e invece niente. Non si è mai arrivati a nulla di risolutivo. Peccato, ma non per questo non consiglierò Shirley Jackson anzi il bello dei libri è leggere tutto anche quello che pensi non ti possa piacere perchè potresti essere sorpreso.
“…La casa era spregevole e Eleanor rabbrividì appena la vede. Il pensiero sgorgava libero e le diceva: Hill House è infame, è malata. Fuggi finché sei in tempo…”











