I Gatti di Ulthar: la Nostra Intervista ad una delle Band più Sorprendenti del Momento. Con il Nostro Programma TV “Interviews“ stiamo scoprendo ogni giorno talenti emergenti che spesso non sentiamo sulle radio mainstream né vediamo nelle playlist patinate, ma che non per questo valgono meno di altri nomi più “alla moda”.
Stiamo parlando, ovviamente, di Musica, e siamo più che certi che l’intervista che stiamo per raccontarvi appartenga a questa categoria. Nell’underground della scena romana abbiamo scoperto da poco un gruppo a dir poco sorprendente, capace di attirare la nostra attenzione fin dai primi ascolti.
I Gatti di Ulthar: la Nostra Intervista

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Sono I Gatti di Ulthar, e già il nome è tutto un programma: l’intero progetto nasce dall’immaginario di H. P. Lovecraft, autore e poeta americano del secolo scorso, che proprio da questi gatti prese spunto per uno dei suoi racconti più iconici e leggendari.
Si parte dunque dalla Letteratura per approdare alla Musica, e qui i ragazzi dimostrano originalità e bravura. Ci troviamo in una dimensione affascinante di Darkwave, ispirata a nomi come The Cure e Ultravox, ma capace di offrirne una visione autentica e personale.
Difficilmente troverete in giro altra Musica di questo genere, di certo non sui canali più “ufficiali”: la nostra missione è anche portarvi oltre il mercato blasonato, alla ricerca di qualcosa di nuovo e interessante che offra un’alternativa a ciò che è di largo consumo.
Tra Darkwave e Innovazione, Ecco il Primo Album
I Gatti di Ulthar propongono un genere che consideriamo tipicamente britannico, e ci aspettavamo quindi canzoni in lingua inglese. Qui arriva la seconda grande sorpresa: il loro Album d’esordio, che porta anche il loro nome, è completamente in Italiano.
Il lavoro si apre con “Domani (Shub-Niggurath)”, terzo singolo dell’album e primo di quattro brani dedicati all’immaginario di Lovecraft. Una dichiarazione d’amore che il protagonista rivolge a una donna che, solo nel finale, si rivela essere Shub-Niggurath, la capra dai mille cuccioli: un’entità che per lo scrittore rappresenta gli istinti e le perversioni sessuali più ancestrali e radicate nell’essere umano.
Lovecraft è ancora protagonista nella seconda traccia, “Rising (Iä! Iä! Cthulhu fhtagn!)”, che si collega direttamente alla coda della prima grazie al suono delle onde del mare.
Qui si parla di Cthulhu, antica creatura giunta dallo spazio profondo ad abitare il nostro pianeta, venerata ancora oggi da riti occulti e segreti e simbolo dell’opera del “Solitario di Providence”. La cornice sonora parte dalla darkwave, ma si allarga fino a toccare le sonorità del progressive anni ’70.
Con “Come tu mi vuoi” (secondo singolo dell’album) si torna in territori puramente darkwave, con l’inquietante racconto di un uomo imprigionato da una donna attraverso misteriosi riti voodoo, che lo costringono ad amarla anche contro la sua volontà.
Il quarto brano, “David Lynch”, ci porta al cuore della tracklist: è il primo brano mai pubblicato dalla band e, tra sonorità disco music e darkwave, omaggia l’indimenticato regista scomparso nel 2025.
Nel quinto capitolo, “Abdul Alhazred”, entra in gioco una delle figure più iconiche di Lovecraft: l’arabo pazzo autore del maledetto grimorio Necronomicon.
Il testo è una poesia di Sebastiano Fusco, noto intellettuale italiano, biografo e profondo conoscitore di Lovecraft, oltre che esperto di occultismo ed esoterismo. Quando il gruppo lo ha contattato per chiedergli il permesso di usare i suoi versi, Fusco si è mostrato molto entusiasta.
Il sesto brano, “Mudra”, esplora i territori dell’esoterismo orientale, indiano e giapponese, ed è un lampo di luce e di speranza. Attraverso i mudra, antichi gesti delle mani e del corpo, il protagonista dichiara il proprio amore incondizionato per l’amata e per l’umanità.
Con la settima traccia, “Il Principe delle Tenebre”, i Gatti di Ulthar omaggiano Ozzy Osbourne, una delle figure più importanti della storia del rock internazionale.
A chiudere il lavoro è “I gatti di Ulthar”, ispirata all’omonimo racconto di Lovecraft. Qui i componenti della band diventano i protagonisti stessi della vicenda, in un corale crescendo finale. Un brano impreziosito dal testo di Stefania Vota, giovane poetessa premiata in diversi concorsi letterari.
Un Viaggio Sonoro e Mentale
L’album omonimo è molto più di un semplice disco: è un viaggio sonoro e mentale verso luoghi inesplorati, dove musica e parole si fondono in quadri surrealisti tutti da scoprire.
Abbiamo fatto questo viaggio e ne siamo usciti emotivamente sconvolti, in senso più che positivo. È stata una scoperta di quelle che sanno ancora lasciare il segno, e non possiamo fare altro che consigliarvene l’ascolto.
Abbiamo già inserito la band nella nostra Playlist “Ascolta Ora, Ringrazia Dopo“, perché siamo certi che anche questo progetto potrebbe piacervi tantissimo. Intanto date un’occhiata alla nostra intervista: abbiamo provato a conoscerli meglio e pensiamo di esserci riusciti.
La trovate già in streaming su DG Network e in alta rotazione sui Migliori Channel TV d’Italia. Buona visione e buona Musica indipendente, quella bella per davvero.











