Il Ladro di Anime: Recensione Libro di Sebastian Fitzek. La verità è racchiusa in ogni singola riga di ogni singola pagina. Eppure ve la siete lasciata scappare.
Nato a Berlino nel 1971, ha studiato Giurisprudenza ma non ha mai esercitato la professione, preferendo seguire una strada più creativa. Il suo esordio letterario risale al 2006, anno di pubblicazione in Germania di “La terapia”.
Il romanzo è stato accolto con grandissimo entusiasmo dai lettori, tanto da contendere al Codice da Vinci il primo posto nelle classifiche di vendita. In seguito ha pubblicato altri ventinove romanzi, che lo hanno confermato come esponente di punta del thriller psicologico.
Oltre a “Mimica”, Fazi Editore ha pubblicato anche “Portami a casa” inseriti nella collana Darkside. “Il ladro di Anime” esce nel 2008 ed è edito da Einaudi.
Il Ladro di Anime: la Trama

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Ci troviamo in una clinica psichiatrica nella campagna innevata nella periferia di Berlino. La notte della vigilia di Natale medici, pazienti e infermieri si ritrovano bloccati nella struttura a causa di una tempesta di neve e scoprono che, insieme a loro, si aggira per l’ospedale “Il ladro di Anime”.
Con uno switch temporale imprecisato ci troviamo nella stessa struttura in compagnia di un professore e di alcuni suoi studenti che hanno aderito a un esperimento.
La procedura consiste nel leggere una cartella clinica di un tale Caspar che racconta gli eventi della notte della vigilia di Natale in balia de “Il ladro di Anime”.
Tutta la narrazione si svolge attraverso la lettura di questa cartella clinica scandita da indicazioni temporali orarie. Ora dopo ora conosciamo Caspar, Greta, Tom, Patrick e Lydia, Sophia e Bachmann.
Le ore trascorrono frenetiche nel tentativo di sfuggire a “Il ladro di Anime” e salvare la dottoressa Sophia.
“…Allora smise, dentro di sé chiuse gli occhi spalancati e si lasciò cadere nel vuoto. Precipitò. Sempre più giù, in un pozzo nero che non era mai stato rischiarato da una luce. Nella prigione della sua anima…”

Patrick e Lydia
Patrick e Lydia sono gli studenti del misterioso professore che hanno accettato di partecipare a questo strano esperimento psicologico.
“Il ladro di Anime” infatti non uccide le sue vittime, ma le lascia in uno stato ipnotico profondo da cui non possono svegliarsi da soli. Nella loro mano un bigliettino con un indovinello. La soluzione è la parola chiave per risvegliarli, senza la quale sono destinati a morire nel limbo in cui si trovano.
Prima della clinica “Il ladro di Anime” ha lasciato altri in questo stato e tutti sono morti.
Ora la dottoressa Sophia ,che ha in cura Caspar affetto da amnesia a causa di un incidente, rischia di essere la prossima vittima se non trovano un modo per allontanarsi da quel luogo e salvarla.
“..Prima ci fa leggere questo testo davvero assurdo, chiaramente opera di un malato di mente, e poi salta fuori che siamo seduti sulle stesse sedie su cui quella gente aspettava l’arrivo del carnefice…”.
Questo è, credo, tutto quello che posso dirvi riguardo la trama senza fare spoiler o darvi indicazioni che vi rovinino la lettura. “Il ladro di Anime” è solo l’ultimo dei romanzi psicothriller di Fitzke che leggo. Dopo “Mimica” e “Portami a casa” questo era quello che mi attraeva di più.
Un Romanzo Complesso
Probabilmente ho qualche problema visto che mi attirano questi generi di romanzi, ma a mia discolpa posso dire che sono uno dei pochi generi che mi catturano al punto da isolarmi completamente dall’ambiente esterno e vivere con le palpitazioni l’evolversi della storia.
“Il ladro di Anime” mi ha incasinato talmente tanto la testa che a un certo punto mi sono spaventata da sola…si lo so…fa ridere. Io non ridevo molto a dire il vero, certo a posteriori un pochino, ma sul momento mi sono dovuta rifugiare tra le zampe del mio cagnolino per avere un attimo di serenità.
Il ritmo incalzante tipico di Fitzke c’è tutto.
“Il ladro di Anime” ti porta per mano negli avvenimenti di una notte dove pensi che la verità sia una soltanto, ma come spesso accade, la verità non è unica e anzi molte volte è tutto l’opposto.
Punto di forza credo sia la capacità di Fitzke di documentarsi e quindi di trasporre una verità nella sua finzione. Lo spiega molto bene nelle sue postfazioni e ringraziamenti. Ogni suo libro è corredato da indicazioni su come e quando ha pensato la storia e sul materiale raccolto per renderla più verosimile possibile. Forse è questo che mi ha spaventato di più de “Il ladro di Anime”, la sua verità plausibile.
Ricerca ed Attenzione
Anche se sono sicura che quello che mi ha fatto alzare dal divano in cerca del mio addormentato cagnolino sia stato senza ombra di dubbio il post-it appiccicato tra le pagine alla fine del libro. Lo so…spoiler…ma insomma di qualcosa dovrò pur parlare.
Ebbene sì un cavolo di post-it vero scritto con calligrafia manuale indicante un indirizzo mail che ,nel romanzo, il professore consegna agli studenti in caso di necessità. Ho scoperto successivamente che la mail è reale e funzionante…ovviamente non l’ho digitata…non sono mica matta, ma online ho letto che qualcuno l’ha fatto e ci ha trovato il seguito dell’esperimento sul “Ladro di Anime”.
Non so voi ma non ci tengo a essere ipnotizzata da remoto. Sta di fatto che tutto il mio plauso và all’autore.
Un romanzo psicothriller molto ben congeniato. Ottiene il suo effetto senza grandi acrobazie. “Il ladro di Anime” è semplice, realistico e con quel colpo di scena finale…insomma gli ingredienti per un ottimo romanzo ci sono tutti e fatemi sapere se riuscite a rimanere da soli a leggere o se come me avrete bisogno di una zampa per consolarvi.
“…Si dice che gli uomini manifestino la loro vera natura nelle situazioni estreme. Quando le circostanze non permettono più di agire secondo i valori inculcati da anni di condizionamento esterno. Così una crisi diventa come un coltello affilato: toglie la buccia e lascia uscire il nocciolo, la condizione primigenia, non ancora formata e di solito dominata dall’istinto, in cui lo spirito di sopravvivenza prevale sulla morale…”.